Cambia il corpo, non la dignità. Di Giulia Billi

Anziana con alzheimer
Anziana donna con demenza

Cari colleghi OSS e non solo, eccomi qui a presentarvi il mio nuovo articolo dal titolo:

“Cambia il corpo, non la dignità”.

Ho provato ad immaginare una giornata standard lavorativa all’interno di un nucleo Alzheimer, dove, estremizzando, in turno sono presenti non solo OSS ma anche altri operatori, di supporto e non e i tirocinanti.

Ho provato a immaginare che in turno siano presenti sia operatori calmi, pacati, che lavorano con professionalità, empatia e amore per il proprio lavoro, sia operatori nervosi, agitati, stressati, e in preda, per svariati motivi al Burnout.

Sappiamo benissimo che noi OSS, cosi come gli altri operatori di supporto in genere, ma non solo, siamo tenuti a lavorare mettendo al centro di tutti gli interventi il nostro assistito e che, nel contempo, mentre svolgiamo il nostro lavoro, dobbiamo dare il buon esempio ai tirocinanti.

Ho anche immaginato che durante il turno, sia i tirocinanti che gli operatori pacati e gentili non siano riusciti a calmare i colleghi agitati e neppure a trovare il giusto canale di comunicazione per potersi spiegare.

Così, ho provato a immaginare che a questa situazione abbia assistito la sorella di un’anziana ricoverata in un nucleo alzheimer, la quale, intimorita, esterrefatta, non riuscendo a trovare il modo di comunicare con i suddetti operatori stressati e maleducati abbia così scritto una lettera che ha poi consegnato ai medesimi, chiedendo loro di leggerla, il prima possibile.

Ho anche pensato che a ciascuno di noi un giorno, spero mai, potrebbe capitare di essere al posto dell’anziana ospite e che ci piacerebbe ricevere le giuste cure e attenzioni da operatori bravi, preparati, motivati e che hanno fatto il corso di studi proprio per questo.

Nel predisporre il testo della missiva mi sono ispirata a una lettera analoga scritta da una mia docente del corso OSS che ho frequentato.

Ho utilizzato l’articolo non per fare della retorica facile e semplice ma per ricordare a tanti, partendo prima di tutto da me stessa, che al centro degli interventi di noi operatori c’è sempre la persona fragile, in particolare se non autosufficiente e che dobbiamo proteggerla, rispettarla nella sua dimensione fisica, psichica e spirituale.

Inoltre, abbiamo lo specifico dovere di trasmettere ai nostri tirocinanti corretti esempi etici e deontologici.

La comunicazione verbale e non verbale, il detto, il non detto e come diciamo le cose sono molto importanti nel nostro lavoro. Il modo in cui comunichiamo influisce sulla percezione che hanno gli altri di noi. Se mandiamo dei messaggi positivi mentre lavoriamo verremo certamente più apprezzati e saremo migliori, come persone e come operatori.

Tengo a precisare che la storia è di pura fantasia e che viene utilizzata a fini etici. Ogni riferimento a persone e situazioni realmente accadute è puramente casuale.

ECCO IL CONTENUTO DELLA LETTERA

“Operatore, se fossi al posto di mia sorella e potessi capire, ti chiederei Perché stai gridando?

Non sono sorda e non sono una stupida.

Perché mi stai rimproverando invece di spiegarmi a che cosa serve quell’oggetto che tu chiami cucchiaio?

Perché non mi fai un sorriso invece di imprecare?

Io non riesco a darti una spiegazione del mio comportamento, come non riesco a trovarne una al tuo.

Io ho solo bisogno che qualcuno mi tenga la mano, mi porti con sé fino a quando un giorno i miei genitori torneranno a prendermi.

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo che distrugge le cellule del cervello, causando un deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive fino a compromettere l’autonomia e la capacità di compiere le normali attività giornaliere.

Purtroppo non esiste ancora alcun tipo di prevenzione nello sviluppo della malattia di Alzheimer, quindi non è escluso che io possa essere una delle tue future pazienti.

Ogni volta che tu operatore sarai in servizio ti chiederò di lavorare con questo principio: “fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te”.

Vorresti che qualcuno entrasse in camera tua per svegliarti urlando e magari togliendo improvvisamente le coperte, anche quando fuori ci sono zero gradi?

Vorresti che qualcuno ti lavasse con acqua gelida o bollente?

Vorresti che qualcuno ti facesse indossare sempre i soliti abiti anche se sporchi?

Vorresti che qualcuno non ti accompagnasse in bagno al bisogno ma ti dicesse: ”hai il pannolone, fattela addosso!!!” Sai che disgusto rimanere seduti con un pannolone pieno di urina e di feci?

Vorresti che qualcuno ti mettesse un catetere solo per ragioni di praticità?

Vorresti che qualcuno ti ignorasse quando stai cercando di dire qualcosa?

Ti chiedo quindi di svegliarmi con un gran sorriso e di rispettare i miei tempi.

Ti chiedo di lavarmi con acqua calda, di mantenere il mio corpo pulito e profumato.

Ti chiedo di aiutarmi a vestire nel caso non fossi più in grado di farlo autonomamente.

Non vestirmi però con abbinamenti casuali, perché vorrei curare il mio aspetto.

Ti chiedo di rispettare i miei tempi e le mie necessità durante i pasti; non mi imboccare se ho ancora la forza di mangiare da sola.

Ti chiedo di non arrabbiarti se la mattina mi trovi in un bagno di urine e di feci: è già umiliante per me farmi trovare in quelle condizioni.

Ti chiedo di accompagnarmi al bagno al bisogno perché proverei vergogna ad emanare odori sgradevoli in mezzo alle altre persone.

Ti chiedo di mostrarmi affetto, comprensione e tanta pazienza. So che probabilmente ti chiederò la stessa cosa 100 volte.

Ti chiedo di rendermi partecipe di quello che stai per fare, come lavarmi, vestirmi, pettinarmi.

Ti chiedo di non ignorarmi, ma di considerarmi; di dialogare con me e non solo con la tua collega.

Siamo persone: cambia il corpo, non la dignità”.

 

APPROFONDIMENTI

Se ti sei perso:

il mio primo articolo dal titolo, “Il mio esame da OSS”, puoi ancora leggerlo cliccando sul seguente link: https://www.simonepiga.it/il-mio-esame-da-oss-di-giulia-billia/

e il mio secondo articolo dal titolo: “L’ignoranza” denigra le competenze di un OSS, puoi ancora leggerlo cliccando sul seguente link:

https://www.simonepiga.it/lignoranza-denigra-le-competenze-di-un-oss/

 

CONCLUSIONI

Se vuoi fornirmi preziosi consigli o eventuali approfondimenti da fare sul presente articolo, o segnalarmi delle imprecisioni, puoi farlo scrivendomi al seguente indirizzo di posta elettronica:     giulia.billi91@gmail.com

Non posso garantire di riuscire a risponderti o di risponderti in tempi brevi, ma terrò in grande considerazione la tua opinione.

Se ti è piaciuto questo articolo ti chiedo di mettere un semplice “like” sullo stesso e di condividerlo sui tuoi canali social, al fine di farlo conoscere.

Grazie.

Giulia Billi OSS