Il Tirocinio dell’OSS. La paura di chiedere e dire di no. Di Giulia Billi

Il tirocinio dell'OSS
OSS tirocinante

Cari colleghi Oss, tirocinanti e non solo, sono qui a presentarvi il mio nuovo articolo dal titolo: “Il tirocinio dell’OSS. La paura di chiedere e dire di no.”.

Proviamo a ricordare il primo giorno di tirocinio, l’inizio di un nuovo lavoro. Che agitazione!

Quanti pensieri ronzavano per la testa, ma soprattutto quante paranoie; sarò all’altezza, che cosa penseranno i miei colleghi, che idea avranno di me i pazienti, sarò in grado di svolgere questa procedura, quali aspettative avrà il mio tutor ecc..

Il percorso di studi per diventare Operatore Socio Sanitario prevede un tirocinio formativo guidato presso le strutture e i servizi nel cui ambito la figura professionale è prevista.

Gli studenti vengono seguiti e guidati in un percorso per apprendere quelle competenze tecniche necessarie per un’esperienza lavorativa futura.

Un tirocinante ha il diritto e il dovere di chiedere perché non si nasce sapendo già tutto.

E’ anche un diritto di chi ha già conseguitol’attestato.

“La formazione dell’operatore socio sanitario è di competenza delle Regioni e delle Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del medesimo decreto”, secondo quanto stabilito dall’articolo 2 del Provvedimento della Conferenza del 2001.

Questo ha portato a delle differenze tra le varie Regioni, al punto tale che l’OSS può eseguire prestazioni differenti a supporto del personale sanitario, in particolare quello infermieristico.

E’ normale quindi che un OSS che si sposta da una Regione ad un’altra non sia in grado inizialmente di svolgere una determinata prestazione nonostante lavori da anni.

Ha quindi il diritto, ma soprattutto il dovere di chiedere.

Così vale anche all’interno della stessa Regione, ma in strutture differenti semplicemente in reparti con una tipologia diversa di pazienti.

Un tirocinante, un OSS e qualsiasi altro operatore non deve aver paura di chiedere.

Siamo a stretto contatto con dei pazienti, degli ospiti che hanno bisogno del nostro aiuto e supporto.

Se abbiamo dei dubbi o non siamo sicuri di una determinata prestazione o di un risultato abbiamo il dovere di domandare, perché possiamo causare un danno grave.

Un altro aspetto fondamentale del tirocinio/del lavoro è la paura nel dire NO.

Anche in questo caso entrano in gioco una serie di “meccanismi” mentali unici e irripetibili per ogni individuo.

Dire NO non vuol dire essere delle persone poco disponibili, in alcuni casi vuol dire assumersi le proprie responsabilità.

Ogni professionista ha un profilo professionale che delinea le proprie competenze tecniche; capacità che devono essere rispettate. Se un qualsiasi sanitario chiede ad un tirocinante OSS di eseguire una prestazione che non gli compete, lo studente deve rispondere nel modo più sereno possibile che non è una sua competenza, perché non ha né le conoscenze né gli strumenti necessari per eseguire tale prestazione.

Non vuol dire essere incompetenti o poco disponibili, significa assumersi la responsabilità del proprio operato.

Si commette un reato di esercizio abusivo della professione.

Vi invito a leggere l’articolo “Il reato di esercizio abusivo di una professione” facendo click al seguente link: https://www.simonepiga.it/il-reato-di-esercizio-abusivo-di-una-professione/

“Errare humanum est”. Errare è parte della natura umana, anche se non va considerata un’attenuante di responsabilità. Molte volte alla base di uno sbaglio c’è una scelta errata; scelgo di non chiedere per paura di essere giudicato incompetente. Se si tratta di prendere una decisione relativi a sé stessi, ognuno è libero di agire come crede meglio. Ma se nel fare una scelta entra in gioco un’altra persona, abbiamo il dovere di considerare tutte le eventuali conseguenze di quella valutazione.

                                                                          RIFLESSIONI

Quante occasioni perdiamo solamente perché non abbiamo il coraggio di chiedere oppure di dire di NO?

Entrano in gioco una serie di “meccanismi” mentali che logorano una persona al punto tale da non essere in grado di chiedere, di prendere una decisione.

Un individuo può aver paura di esporsi per paura di essere giudicato, per paura di porre un quesito banale, per paura di non trovare una persona disponibile al dialogo ecc..

Le motivazioni sono infinite, ciascuno di noi è unico ed irripetibile, ma tuttavia la paura di chiedere limita le opportunità e può causare degli eventi indesiderati, così come dire di NO.

CONCLUSIONI

Se vuoi fornirmi preziosi consigli o eventuali approfondimenti da fare sul presente articolo, o segnalarmi delle imprecisioni, puoi farlo scrivendomi al seguente indirizzo di posta elettronica:     giulia.billi91@gmail.com

Non posso garantire di riuscire a risponderti o di risponderti in tempi brevi, ma terrò in grande considerazione la tua opinione.

Se ti è piaciuto questo articolo ti chiedo di mettere un semplice “like” sullo stesso e di condividerlo sui tuoi canali social, al fine di farlo conoscere.

Grazie.

Giulia Billi OSS

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