Il reato di esercizio abusivo di una professione

 

Il reato di esercizio abusivo

di una professione

 

Il reato di esercizio abusivo di una professione è punito a norma dell’articolo 348 del codice penale.

Come detto nei miei articoli precedenti, la legge n. 3  dell’11 Gennaio 2018 è una legge del Parlamento italiano meglio conosciuta come legge “Lorenzin”, dal nome dell’ex Ministro della Salute proponente, l’On. Beatrice Lorenzin, che è intervenuta pesantemente a modificare l’articolo 348 del Codice penale.

Questo ha portato di fatto all’inasprimento delle pene per coloro che compiono il reato di esercizio abusivo di una professione.

L’esercizio abusivo si concretizza nel momento in cui una professione viene svolta ed esercitata, e, una o più prestazioni vengono eseguite, quando non si hanno i requisiti richiesti dalla legge. Ad esempio non si possiede il necessario titolo di studio o non si è superato l’esame di stato, come condizione necessaria per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione, e, dove previsto, non si è provveduto all’iscrizione al relativo albo professionale di appartenenza.

A puro titolo d’esempio, va detto che si compie il reato di esercizio abusivo di una professione, nel momento in cui si esegue una prestazione esclusivamente di pertinenza infermieristica o medica, non possedendo il titolo di infermiere o di medico, e che solo quest’ultimi, per via degli studi fatti e le abilitazioni conseguite possono per legge eseguire.

Prima della modifica apportata dalla legge Lorenzin, l’articolo 348 c.p. stabiliva testualmente che: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516”.

Ora, a seguito delle nuove modifiche apportate, il vigente articolo 348 del codice penale sancisce testualmente che: “Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale é richiesta una   speciale abilitazione dello   Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con   la multa da euro 10.000 a euro 50.000.

La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività,   la trasmissione della sentenza medesima al competente ordine,   albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata.

Si applica la pena della reclusione da uno   a cinque anni e della multa da   euro 15.000 a   euro 75.000 nei confronti del professionista che ha   determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone   che sono concorse nel   reato medesimo”.

La legge “Lorenzin” ha inoltre modificato gli articoli 589 e 590 del codice penale che sono strettamente collegati all’articolo 348 del codice penale, che ora recitano in modo integrale:

Art. 589 (Omicidio colposo). – “Chiunque cagiona per colpa [c.p. 43] la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto e’ commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni. Nel caso di morte di piu’ persone, ovvero di morte di una o piu’ persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non puo’ superare gli anni quindici”.

Art. 590 (Lesioni personali colpose). – Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è       gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della   reclusione da uno a tre anni. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi       nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime é della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni. Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque. Il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con         violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale”.

In conclusione va precisato che le succitate fattispecie si applicano pertanto a chiunque eserciti una professione regolamentata, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, quando non si possiedono i requisiti appositamente richiesti dalla legislazione vigente.

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Normativa di riferimento:

Per favorire la migliore comprensione e per approfondimenti sull’argomento, si consiglia di prendere visione:

  1. della Legge n. 3  dell’11 Gennaio 2018: “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”;
  2. dell’articolo 348 del Codice Penale.

CONCLUSIONI

 Scrivere un articolo su tematiche molto complesse, nonostante l’attenzione posta e l’impegno profuso nel prepararlo non è per niente facile e può sfuggire qualcosa, oppure si trascura qualche argomento che merita di essere maggiormente approfondito. 

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Dott. Simone Piga

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