L’esercizio abusivo della professione

L’esercizio abusivo si concretizza nel momento in cui una professione viene esercitata (e, di conseguenza una o più prestazioni vengono eseguite) non avendo i requisiti richiesti dalla legge, vale a dire in assenza del necessario titolo di studio o per non aver superato l’esame di stato, condizione necessaria per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione stessa.

L’esercizio abusivo della professione è un reato punito a norma dell’articolo 348 del codice penale che è stato da poco più di un anno modificato dalla Legge n. 3 dell’11 Gennaio 2018, entrata in vigore il 15 Febbraio 2018, nota come “legge Lorenzin” dal nome del Ministro della Salute proponente, che ha provveduto ad inasprire le sanzioni rispetto al disposto precedente.

Prima della modifica, l’articolo 348 c.p. stabiliva testualmente che: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516”.

Ora, a seguito delle modifiche apportate, il vigente articolo 348 del codice penale stabilisce che: “Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale é richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente ordine, albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata. Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.”.

Sempre con la legge “Lorenzin” sono stati modificati gli articoli 589 e 590 del codice penale che sono strettamente collegati all’articolo 348 del codice penale. Di seguito vengono riportati in modo integrale i nuovi contenuti degli articoli 589 e 590 c.p..

Art. 589 (Omicidio colposo). – “Chiunque cagiona per colpa [c.p. 43] la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto e’ commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni. Nel caso di morte di piu’ persone, ovvero di morte di una o piu’ persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non puo’ superare gli anni quindici”.

Art. 590 (Lesioni personali colpose). – Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime é della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque. Il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale”.

In conclusione, si rammenta che le suddette fattispecie si applicano a chiunque eserciti una professione regolamentata, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, in assenza dei requisiti appositamente richiesti dalla legislazione vigente.