L’OSS E LA LEGGE LORENZIN

                                                             L’OSS E LA LEGGE LORENZIN

La legge n. 3 dell’11 Gennaio 2018: “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”, è una legge del Parlamento italiano meglio conosciuta come legge “Lorenzin”, dal nome dell’allora (ex) Ministro della Salute proponente, l’On. Beatrice Lorenzin.

Il legislatore ha previsto che la legge in questione debba venire attuata attraverso una serie di decreti successivi.

Ad oggi alcuni di questi decreti sono stati approvati e altri no; questo significa che in alcune parti la legge Lorenzin rimane ancora non attuata come gli aspetti che riguardano molto da vicino gli OSS, di cui parleremo in seguito nell’articolo.

Tra le novità introdotte da questa legge, entrata in vigore il 15 Febbraio 2018, ci sono:

1. l’istituzione dell’area delle professioni socio-sanitarie e l’inclusione all’interno della stessa, dell’Operatore Socio Sanitario, unitamente ad altri operatori;
2. la modifica dell’articolo 348 del codice penale, che ha portato all’inasprimento delle pene per coloro che compiono il reato di esercizio abusivo di una professione;
3. la nascita della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che va a sostituire la precedente Federazione nazionale IPASVI (Infermieri professionali, Assistenti sanitari e Vigilatrici d’infanzia);
4. l’individuazione e l’istituzione delle professioni sanitarie dell’osteopata e del chiropratico;
5. l’inserimento della figura dello psicologo all’interno delle professioni sanitarie;
6. l’istituzione di 17 nuovi albi delle professioni sanitarie.

Vediamo ora di capire meglio, analizzando punto per punto e in modo più dettagliato le sopra elencate novità apportate dalla legge Lorenzin.

1. L’OSS e l’area delle professioni socio-sanitarie

Come anticipato, la legge Lorenzin, nello specifico all’articolo 5, istituisce l’area delle professioni socio-sanitarie, applicando quanto previsto dall’articolo 3-octies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, comprendendo all’interno della stessa varie figure: l’assistente sociale, il sociologo, l’educatore professionale e l’Operatore Socio Sanitario (fermo restando che i predetti profili professionali afferiscono agli Ordini di rispettiva appartenenza, ove previsti).

In questo modo viene dato un importante riconoscimento al prezioso ruolo svolto dagli OSS nel campo dell’assistenza alla persona e all’interno delle équipes dove opera, che arriva a distanza di poco più di 17 anni dall’istituzione del profilo.

Ad oggi però, a poco meno di due anni dall’entrata in vigore della legge Lorenzin, a questo significativo riconoscimento professionale non è seguita, in particolare per gli OSS che lavorano per la sanità pubblica, la necessaria gratificazione economica e professionale.

L’articolo 5, comma 4 della legge Lorenzin prevede infatti che con decreto del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), di concerto con il Ministero della Salute, sentite le competenti Commissioni parlamentari e acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, si sarebbe dovuto definire in seguito l’ordinamento didattico della formazione per i profili professionali sociosanitari.

I due governi successivi (compreso quello attuale, comunque da poco insediato) a quello di cui faceva parte il Ministro Lorenzin non hanno ancora attuato questa parte della legge.

Inoltre, come prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (C.C.N.L.) del Comparto Sanità Pubblica, gli OSS sono inquadrati nella Categoria “B”, livello economico “s”.

Il sindacato “Human Caring” https://www.facebook.com/SHCOSS/

e la Federazione M.I.G.E.P., Federazione Nazionale delle professioni sanitarie e socio-sanitarie https://www.migep.it/?page=home

sono due organizzazioni che chiedono da tempo che il riconoscimento professionale, sancito con la legge Lorenzin si traduca anche nel passaggio di categoria/fascia, vale a dire nello specifico, di passare dalla Categoria “Bs” alla categoria “C”, che porterebbe ad un aumento del trattamento economico retributivo oltre a maggiori gratificazioni professionali.

Sono inoltre presenti nei diversi territori numerosi altri organismi (di alcuni dei quali parleremo nei prossimi articoli) che si battono per far ottenere agli OSS maggiori riconoscimenti.

La legge Lorenzin è dunque il punto di partenza ma non l’arrivo e il traguardo finale. Oltre all’effettiva attuazione dell’area socio-sanitaria e dell’inserimento “reale” dell’OSS all’interno della stessa è anche necessario sottoscrivere adeguati accordi in sede di contrattazione collettiva tra le parti sociali e questo significa che solo in sede di rinnovo del CCNL, previo raggiungimento accordi, può arrivare il passaggio da una categoria economica ad un’altra e per questo è necessario condurre le dovute “battaglie” sindacali.

Obiettivo della legge Lorenzin era quello di applicare l’articolo 3 octies del Decreto legislativo n. 502 del 1992 che cita l’area socio sanitaria, ma di fatto, l’OSS, come previsto all’art. 1 comma 2 della legge n. 43 del 2006 è un operatore di interesse sanitario (non un sanitario e neppure afferente all’area delle professioni socio-sanitarie).

Questo esclude la possibilità per gli OSS di avere un unico profilo professionale su tutto il territorio Nazionale; infatti spetta alla singola Regione stabilire i requisiti di accesso ai corsi OSS e le relative competenze. Di fatto, pertanto le competenze degli OSS variano da Regione a Regione, come spiegherò nei prossimi articoli su questo blog. È questa una anomalia da sanare quanto prima.

Molto probabilmente infatti, quella dell’OSS è una delle poche professioni se non l’unica, ad avere il profilo professionale che cambia da Regione a Regione.

Tutto questo, in assenza di decreti attuativi e di accordi contrattuali collettivi di lavoro non è possibile realizzarlo.

Tutti i motivi fin qui elencati, hanno spinto Human Caring e M.I.G.E.P. ad inviare in data 13 Settembre una diffida tramite il proprio legale al Ministro della salute e al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, chiedendo con forza di dare attuazione alla Legge Lorenzin.

Va infine specificato che agli OSS che operano nella sanità privata viene applicato un differente CCNL. È pertanto auspicabile, la seppure non facile parificazione retributiva e di fascia di appartenenza, tra gli OSS della sanità pubblica con gli OSS che lavorano nella sanità privata.

Human Caring e MIGEP auspicano inoltre da tempo, come si legge nella loro Mission/carta dei servizi https://www.migep.it/document/upload/mission-carta-dei-servizi_1.pdf

tra l’altro, di riconoscere agli OSS:

a) l’istituzione di un proprio Ordine e Albo professionale e relativo codice deontologico che allo stato attuale non hanno;

b) di potersi formare all’interno delle aziende sanitarie e di ricevere una formazione sanitaria;

c) l’uniformità del profilo formativo e professionale dell’OSS a livello nazionale, superando così le attuali differenze tra una regione e l’altra;

d) di entrare a far parte delle professioni che ricevono la formazione obbligatoria e continua in sanità.

Tutto questo porterebbe all’effettivo riconoscimento della loro professione, per ora solo meramente enunciato sulla carta dalla legge Lorenzin.

2. L’esercizio abusivo di una professione

Come detto, la legge Lorenzin è intervenuta modificando pesantemente l’articolo 348 del codice penale. Questo ha portato di fatto all’inasprimento delle pene per coloro che compiono il reato di esercizio abusivo di una professione.

L’esercizio abusivo si concretizza nel momento in cui una professione viene svolta ed esercitata, e, una o più prestazioni vengono eseguite, quando non si hanno i requisiti richiesti dalla legge. Ad esempio non si possiede il necessario titolo di studio o non si è superato l’esame di stato, come condizione necessaria per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione, e, dove previsto, non si è provveduto all’iscrizione al relativo albo professionale di appartenenza.

A puro titolo d’esempio, va detto che si compie il reato di esercizio abusivo di una professione, nel momento in cui si esegue una prestazione esclusivamente di pertinenza infermieristica, non possedendo il titolo di infermiere, e che solo quest’ultimo, per via degli studi fatti e le abilitazioni conseguite può per legge eseguire.

Prima della modifica apportata dalla legge Lorenzin, l’articolo 348 c.p. stabiliva testualmente che: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516”.

Ora, a seguito delle nuove modifiche apportate, il vigente articolo 348 del codice penale sancisce testualmente che: “Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale é richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000.
La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e, nel caso in cui il soggetto che ha commesso il reato eserciti regolarmente una professione o attività, la trasmissione della sentenza medesima al competente ordine, albo o registro ai fini dell’applicazione dell’interdizione da uno a tre anni dalla professione o attività regolarmente esercitata.
Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo”.

La legge “Lorenzin” ha inoltre modificato gli articoli 589 e 590 del codice penale che sono strettamente collegati all’articolo 348 del codice penale, che ora recitano in modo integrale:

Art. 589 (Omicidio colposo). – “Chiunque cagiona per colpa [c.p. 43] la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto e’ commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. Se il fatto è commesso nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena è della reclusione da tre a dieci anni. Nel caso di morte di piu’ persone, ovvero di morte di una o piu’ persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non puo’ superare gli anni quindici”.

Art. 590 (Lesioni personali colpose). – Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239.
Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi nell’esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato o di un’arte sanitaria, la pena per lesioni gravi è della reclusione da sei mesi a due anni e la pena per lesioni gravissime é della reclusione da un anno e sei mesi a quattro anni.
Nel caso di lesioni di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentata fino al triplo; ma la pena della reclusione non può superare gli anni cinque. Il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120; c.p.p. 336], salvo nei casi previsti nel primo e secondo capoverso, limitatamente ai fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale”.

In conclusione va precisato che le succitate fattispecie si applicano pertanto a chiunque eserciti una professione regolamentata, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, quando non si possiedono i requisiti appositamente richiesti dalla legislazione vigente.

3. La nascita della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche

Dal momento dell’entrata in vigore della legge Lorenzin, avvenuta come detto il 15 Febbraio 2018, l’IPASVI (Infermieri professionali, Assistenti sanitari e Vigilatrici d’infanzia) viene sostituita dalla FNOPI (Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche).
Contestualmente, gli OPI, i Collegi provinciali sono Ordini provinciali delle professioni infermieristiche.

4. Osteopata e Chiropratico

L’articolo 7 della legge Lorenzin stabilisce che nell’ambito delle professioni sanitarie vengono individuate e istituite le professioni dell’osteopata e del chiropratico.

5. Psicologo

La legge Lorenzin all’articolo 9 stabilisce l’inserimento dello psicologo all’interno delle professioni sanitarie.

6. L’istituzione di 17

nuovi albi delle professioni sanitarie

Con Decreto del Ministro della salute del 13 Marzo 2018, si è data attuazione alla legge Lorenzin, nella parte relativa all’istituzione di 17 nuovi albi delle professioni sanitarie, come si legge sul sito del Ministero della salute, del quale si riporta il link:
http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3312

Gli albi in questione, di seguito elencati sono:

· albo della professione sanitaria di Tecnico sanitario di laboratorio biomedico
· albo della professione sanitaria di Tecnico audiometrista
· albo della professione sanitaria di Tecnico audioprotesista
· albo della professione sanitaria di Tecnico ortopedico
· albo della professione sanitaria di Dietista
· albo della professione sanitaria di Tecnico di neurofisiopatologia
· albo della professione sanitaria di Tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare
· albo della professione sanitaria di Igienista dentale
· albo della professione sanitaria di Fisioterapista
· albo della professione sanitaria di Logopedista
· albo della professione sanitaria di Podologo
· albo della professione sanitaria di Ortottista e assistente di oftalmologia
· albo della professione sanitaria di Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
· albo della professione sanitaria di Tecnico della riabilitazione psichiatrica
· albo della professione sanitaria di Terapista occupazionale
· albo della professione sanitaria di Educatore professionale
· albo della professione sanitaria di Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.

Normativa di riferimento:

Legge n. 3 dell’11 Gennaio 2018: “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute”

Legge 1 febbraio 2006, n. 43
“Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”

PROSSIMI ARTICOLI

Tornate a trovarmi sul blog: sarete i benvenuti. Nel prossimo articolo parlerò dei motivi che hanno portato alla nascita dell’OSS, illustrando l’evoluzione storico-normativa dei profili professionali delle figure di supporto preesistenti all’Operatore Socio Sanitario (OSS), sia dell’area sanitaria, partendo dall’Ausiliario (Portantino) per poi passare all’Ausiliario Socio Sanitario, all’Ausiliario Socio Sanitario Specializzato e all’Operatore Tecnico addetto all’assistenza (OTA), che sociale, come l’OSA (Operatore Socio Assistenziale), l’ASA (Ausiliario socio-assistenziale) l’ADEST, (Assistente domiciliare e dei servizi tute­lari), l’AADB (Addetto all’assistenza di base).

CONCLUSIONI

Scrivere un articolo su tematiche molto complesse, nonostante l’attenzione posta e l’impegno profuso nel prepararlo non è per niente facile e può sfuggire qualcosa, oppure si trascura qualche argomento che merita di essere maggiormente approfondito.

Se vuoi fornirmi preziosi consigli o eventuali approfondimenti da fare sul presente articolo, o segnalarmi delle imprecisioni, puoi farlo scrivendomi al seguente indirizzo di posta elettronica: simo.piga@gmail.com

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Grazie.

Dott. Simone Piga
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