“L’OSS E LA PASSIONE PER IL LAVORO: UN’ECCEZIONE?”. Di Giulia Billi

L'OSS e la passione per il proprio lavoro
depressione e burn out

Il tasso di disoccupazione in Italia è molto alto, avere un lavoro è una fortuna, più raro è svolgere una professione che si ama.

Ci sono persone che fin da piccole hanno un interesse e anche quelle condizioni economiche, familiari che gli permettono di inseguire il loro sogno lavorativo e percorrere la strada desiderata.

Purtroppo non tutte le persone hanno questa fortuna, ma nulla impedisce di inseguire il proprio sogno.

Sicuramente per alcuni anni dovranno svolgere un “qualsiasi” lavoro per crearsi quella situazione tale da poter investire nel proprio futuro.

Dietro la scelta di un “qualsiasi” lavoro c’è una precisa giustificazione, motivazione che non deve interessarci, l’importante è che qualunque strada una persona intraprenda, la percorra almeno con consapevolezza.

Il lavoro occupa gran parte delle nostre ore quotidiane ed è fondamentale svolgere una professione appagante.

La passione non annulla le giornate difficili, lo stress, ma sicuramente permette di affrontare la fatica positivamente, consapevole dell’obiettivo da raggiungere.

Esercitare un lavoro appagante ti permette di lavorare con il sorriso, con serenità.

Immaginate l’effetto suscitato in un paziente in un letto d’ospedale, in un anziano in RSA, in un disabile in CDD.

Siamo dotati di neuroni specchio che si attivano quando un individuo esegue la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Non è appagante entrare al mattino in una stanza in RSA ed avere un anziano con un bel sorriso?

L’anziano sorride perché l’operatore l’ha accolto con serenità.

Estraniamoci per un secondo dalla realtà sanitaria.

Immaginiamo di prendere un caffè al bar prima di entrare a lavoro.

Vai più volentieri al bar dove ci sono persone sorridenti, gentili o cordiali oppure dove ci sono lavoratori che non sanno nemmeno di essere dietro un bancone da bar?

Chi svolge un lavoro con passione trova sicuramente un motivo per sorridere e per affrontare con un’ottica positiva le difficoltà.

Questo non vuol dire che si è dentro un sogno, un’utopia. In molte realtà non si ha a disposizione tutto il materiale necessario, si ha carenza di personale, turni doppi ecc..

Tuttavia chi lavora con entusiasmo, ha un approccio alle difficoltà professionali differente da colui che ha scelto quel lavoro perché non ha trovato altro da fare.

Chi ama la propria professione, non si adagia facilmente, ma cerca sempre di aggiornarsi per offrire il miglior servizio possibile.

Trovare persone che amano il proprio lavoro dovrebbe essere una regola, anche se oggi è un’eccezione, perché la passione è quell’elemento che rende unico e speciale ogni giorno lavorativo.

Qualsiasi lavoro dovrebbe essere svolto con devozione, almeno consapevolezza.

Soprattutto nella realtà sanitaria, sociale, socio-sanitaria.

Un operatore socio sanitario, a seconda della struttura dove lavora, svolge prestazioni di bassa discrezionalità ed alta riproducibilità, ma che richiedono una comprensione, una gentilezza fondamentale.

Come fa un OSS che ha scelto questo lavoro senza reale interesse, a convivere ogni giorno con odori forti e sgradevoli?

Ci sono persone con Alzheimer, che se non controllate costantemente, non consapevoli di quello che stanno facendo, si mettono le mani nel pannolone pieno di feci?

Come fa un OSS senza passione a gestire con gentilezza, professionalità quella situazione?

Può resistere i primi tempi, ma come dice un vecchio detto: ”tutti i nodi vengono al pettine”.

Purtroppo le conseguenze possono essere pericolose per il professionista stesso sia per i colleghi sia per i pazienti/utenti.

Uno dei fenomeni più diffusi nelle professioni che implicano una relazione d’aiuto è il burnout, dall’inglese “bruciato”.

Il lavoratore si esaurisce a punto tale da rendere lo svolgimento della propria attività lavorativa più complesso come le difficoltà da affrontare.

Secondo la psicologa Christina Maslach, una delle tre categorie in cui si possono racchiudere le manifestazioni del burnout è la depersonalizzazione del malato, trattare quindi il paziente come un oggetto, rifiutandolo con risposte negative.

Purtroppo in alcune realtà si arriva anche alla violenza sul paziente/utente. Viene riversata tutta la frustrazione personale su delle persone fragili, incapaci di difendersi.

AUTOCRITICA

Come si può arrivare a compiere certe brutalità? La responsabilità è tutta a carico del professionista o anche del sistema che permette di formare professionisti senza entusiasmo? Perché persone senza passione lavorano indisturbate?

Rispondo per prima alla domanda presente nel titolo dell’articolo, chiaramente provocatorio: secondo me, gli OSS che lavorano con passione e dedizione sono tantissimi, ma sono anche tanti coloro che hanno perso l’entusiasmo, per svariati motivi. Voi cosa pensate? Quali sono i motivi che possono portare un OSS a perdere entusiasmo?

Concludo con una frase di Primo Levi: “trovare un lavoro che si ama corrisponde alla migliore approssimazione della felicità sulla terra”.

APPROFONDIMENTI

Se ti sei perso il mio primo articolo dal titolo: “Il mio esame da OSS”, puoi ancora leggerlo cliccando sul seguente link: https://www.simonepiga.it/il-mio-esame-da-oss-di-giulia-billia/

oppure il mio secondo articolo dal titolo: Il tirocinio dell’OSS. La paura di chiedere e dire di no, che puoi leggere cliccando sul seguente link: https://www.simonepiga.it/1364-2/

Per approfondimenti sul profilo e competenze dell’OSS, ti consiglio di leggere i seguenti articoli:

https://www.simonepiga.it/loss-le-competenze-delloperatore-socio-sanitario-atto-del-22-febbraio-2001-conferenza-stato-regioni-e-province-autonome-di-trento-e-bolzano/

https://www.simonepiga.it/loss-il-profilo-professionale-le-competenze-delloss-nelle-diverse-regioni-le-competenze-delloss-in-regione-lombardia/

CONCLUSIONI

Se vuoi fornirmi preziosi consigli o eventuali approfondimenti da fare sul presente articolo, o segnalarmi delle imprecisioni, puoi farlo scrivendomi al seguente indirizzo di posta elettronica:     giulia.billi91@gmail.com

Non posso garantire di riuscire a risponderti o di risponderti in tempi brevi, ma terrò in grande considerazione la tua opinione.

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Grazie.

Giulia Billi OSS