L’OSS: Il profilo professionale. Le competenze dell’OSS nelle diverse Regioni. Le competenze dell’OSS in Regione Lombardia

L’OSS: Il profilo professionale

e le diverse competenze dell’OSS nelle Regioni.

Le competenze dell’OSS in Regione Lombardia

 

Per ragioni di chiarezza e di comodità espositiva, suddividerò l’articolo in 2 parti.

Nella prima parte illustrerò il profilo professionale dell’OSS e le relative competenze, in base a quanto stabilito nell’atto (“nazionale”) del 22 Febbraio 2001 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, evidenziando il fatto che le competenze dell’OSS variano in base alla Regione in cui si opera.

Nella seconda parte illustrerò le competenze dell’OSS in Regione Lombardia.

A qualcuno l’articolo potrà risultare lungo e macchinoso ma ritengo che chi avrà la pazienza di leggerlo potrà trarne importanti informazioni.

PARTE I

Il profilo dell’Operatore Socio Sanitario (OSS) è stato istituito il 22 Febbraio 2001 con Provvedimento della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano con l’intento di sostituire i precedenti profili dei vari operatori di supporto, sia dell’area sanitaria (come l’OTA, Operatore tecnico addetto all’assistenza) che sociale (come l’OSA, Operatore Socio Assistenziale, l’ASA, Ausiliario socio-assistenziale e l’ADEST, Assistente domiciliare e dei servizi tute­lari).

L’OSS integra funzioni, mansioni e competenze delle succitate figure professionali di supporto ed è una figura più completa rispetto alle stesse, in grado di svolgere interventi integrati di assistenza diretta alla persona e di supporto alle altre figure sanitarie.

In particolare, a causa dello scarso utilizzo dell’OTA nel corso degli anni, sia nei servizi domiciliari che in strutture di tipo socio-sanitario nonché per via delle sue mansioni prettamente alberghiere e utilizzabili in ambito sanitario, si è ritenuto opportuno istituire una figura di supporto ancora più qualificata nel campo dell’aiuto al Capo sala (Coordinatore infermieristico) e al personale infermieristico in turno.

Inoltre, le principali motivazioni che hanno portato nel 2001 alla nascita dell’OSS sono le seguenti:

  1. l’aumento della domanda sanitaria, causata da:

a) incremento della popolazione anziana e disabile;

b)  necessità di erogare prestazioni sempre e costantemente più qualificate in considerazione dell’evoluzione scientifica e tecnologica;

  1. la carenza di personale infermieristico;
  2. lo sviluppo della professione infermieristica, anche grazie all’accesso alla formazione universitaria.

Nello specifico, la figura dell’OSS è stata creata per aiutare in ambito lavorativo il coordinatore infermieristico e il personale infermieristico in turno, e, inoltre, in via generale si attiene alle attribuzioni del professionista sanitario o sociale di riferimento.

L’OSS può lavorare in ambito sanitario, socio-assistenziale e socio-sanitario, in strutture di tipo residenziale, semiresidenziale e in assistenza domiciliare, fornendo in particolare assistenza a persone che versano in condizioni di fragilità come anziani, diversamente abili, minori, terminali, cronici.

Il provvedimento del 22 Febbraio 2001, istitutivo della figura dell’OSS è un atto formato da 13 articoli che contiene 3 allegati (allegato A, Allegato B, Allegato C) che integrano lo stesso provvedimento.

Tale provvedimento all’articolo 1, comma 1 stabilisce che viene individuata la figura dell’OSS, mentre nel comma 2 dello stesso articolo si legge che “l’OSS è l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a:

  1. a) soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario;
  2. b) favorire il benessere e l’autonomia dell’utente”.

Nell’articolo 2 viene sancito che “la formazione dell’operatore socio sanitario è di competenza delle Regioni e delle Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto”.

Questo significa che ogni Regione, e, così anche le Province Autonome stabiliscono propri requisiti di accesso ai corsi per OSS.

In alcune regioni l’accesso ai corsi è a numero chiuso e programmato: questo significa che per potersi iscrivere al corso è necessario superare una selezione e collocarsi in posizione utile nella graduatoria finale mentre in altre regioni è ad accesso libero e non programmato (ovviamente sostenendo i relativi costi di iscrizione).

In alcune regioni viene richiesto come requisito di accesso il diploma di maturità (ad esempio in Lombardia) e in altre è sufficiente la sola licenza media.

Inoltre, vi sono differenze tra regioni nelle competenze che devono possedere gli OSS a fine corso.

Ciò ha portato in alcuni casi a significative differenze da Regione a Regione,   in alcuni casi molto importanti e sostanziali, nelle prestazioni che possono erogare gli OSS a supporto del personale sanitario, nello specifico quello infermieristico.

È pertanto auspicabile un intervento mirato e tempestivo del legislatore nazionale al fine di uniformare il profilo dell’OSS, abrogando le differenze ora esistenti tra le diverse regioni.

L’art. 3 descrive i contesti lavorativi dell’OSS, che come anzidetto sono il settore sociale, il settore sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente.

L’art. 4 pone specifica attenzione al contesto relazionale, stabilendo che l’operatore socio sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multi-professionale.

L’art. 5 definisce la sfera di azione dell’OSS, individuando tre ambiti di attività rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, che l’Allegato A specifica come segue:

a) assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero

b) intervento igienico-sanitario e di carattere sociale

c) supporto gestionale, organizzativo e formativo.

L’art. 6 individua le competenze che deve possedere l’OSS, suddivise in competenze tecniche e relazionali, in seguito descritte nell’allegata tabella B.

Per accedere ai corsi di formazione per operatore socio sanitario, come si legge nell’art. 7 viene richiesto il diploma di scuola dell’obbligo ed il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso.

L’art. 8 dispone che l’attività didattica nei corsi di formazione per OSS è strutturata per moduli e per aree disciplinari e che ogni corso comprende i seguenti moduli didattici:

a) un modulo di base;

b) un modulo professionalizzante.

I corsi di formazione hanno durata annuale, per un numero di ore non inferiore a 1000.

Nell’articolo 10 vengono illustrate le materie di insegnamento che devono essere impartite nei corsi per OSS; le stesse devono essere articolate nelle aree disciplinari descritte e specificate nell’allegato C.

I corsi per OSS come stabilito dall’art. 11 comprendono un tirocinio guidato presso le strutture ed i servizi, nel cui ambito la figura professionale dell’operatore socio sanitario è prevista.

Nell’articolo 12, vengono descritte le modalità di accesso all’esame finale e le modalità di rilascio dell’attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, negli ambiti dove è prevista la figura dell’OSS.

Gli allegati A, B, C al Provvedimento della Conferenza Permanente

per i rapporti tra lo Stato, Regioni e Province Autonome

di Trento e Bolzano del 22 Febbraio 2001

Di seguito vengono riportati integralmente i testi dei 3 succitati allegati.

L’Allegato A contiene l’elenco delle principali attività previste per l’Operatore socio-sanitario, che sono:

1) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero

– Assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale

– realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico

– collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale

– realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi

– coadiuva il personale sanitario e sociale nell’assistenza al malato anche terminale e morente

– aiuta la gestione dell’utente nel suo ambito di vita

– cura la pulizia e l’igiene ambientale.

2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale

– osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell’utente

– collabora alla attuazione degli interventi assistenziali

– valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre

– collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi

– riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione-relazione appropriati in relazione alle condizioni operative

– mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l’utente e la famiglia, per l’integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale.

3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo

– utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio

collabora alla verifica della qualità del servizio

– concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione

– collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento

– collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici .

L’Allegato B descrive le competenze che deve possedere l’operatore socio-sanitario, suddividendole in competenze tecniche e competenze relazionali.

COMPETENZE TECNICHE

In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro.

E’ in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc…).

E’ in grado di collaborare con l’utente e la sua famiglia:

– nel governo della casa e dell’ambiente di vita, nell’igiene e cambio biancheria;

– nella preparazione e/o aiuto all’assunzione dei pasti;

– quando necessario, e a domicilio, per l’effettuazione degli acquisti;

– nella sanificazione e sanitizzazione ambientale.

E’ in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l’assunzione dei pasti.

Sa curare il lavaggio, l’asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.

Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.

Sa svolgere attività finalizzate all’igiene personale, al cambio della biancheria, all’espletamento delle funzioni fisiologiche, all’aiuto nella deambulazione, all’uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all’apprendimento e mantenimento di posture corrette.

In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del Personale preposto é in grado di:

– aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso;

– aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie;

– osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l’utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.);

– attuare interventi di primo soccorso;

– effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse;

– controllare e assistere la somministrazione delle diete;

– aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali;

– collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi.

– provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella-carrozzella.

– collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento.

– utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell’utente, riducendo al massimo il rischio.

– svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche.

– accompagnare l’utente per l’accesso ai servizi.

COMPETENZE RELATIVE ALLE CONOSCENZE RICHIESTE

Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse.

Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati.

Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all’utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc.

E’ in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell’utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche.

Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all’utente.

Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione.

Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari.

Conosce l’organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.

COMPETENZE RELAZIONALI

Sa lavorare in équipe.

Si avvicina e si rapporta con l’utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.

E’ in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.

Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori.

Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale.

E’ in grado di partecipare all’accoglimento dell’utente per assicurare una puntuale informazione sul Servizio e sulle risorse.

E’ in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.

Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.

L’Allegato C contiene gli obiettivi di modulo e le materie di insegnamento

OBIETTIVI DI MODULO

1° modulo (200 ore di teoria)

– acquisire elementi di base utili per individuare i bisogni delle persone e le più comuni problematiche relazionali.

– Distinguere i sistemi organizzativi socio-assistenziali e la rete dei servizi.

– conoscere i fondamenti dell’etica, i concetti generali che stanno alla base della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro, nonché i principi che regolano il rapporto di dipendenza del lavoratore (doveri, responsabilità, diritti…).

– conoscere i concetti di base dell’igiene e i criteri attraverso i quali mantenere la salubrità dell’ambiente.

2° modulo (250 ore di teoria,100 esercitazioni,450 tirocinio):

-riconoscere e classificare i bisogni ed interpretare le problematiche assistenziali derivanti in relazione alle principali caratteristiche del bambino, della persona anziana, della persona con problemi psichiatrici, con handicap, ecc. o in situazioni di pericolo.

-identificare tutti gli elementi necessari alla pianificazione dell’assistenza, collaborando con le figure professionali preposte.

– riconoscere le principali alterazioni delle funzioni vitali al fine di attivare altre competenze e/o utilizzare tecniche comuni di primo intervento.

– applicare le conoscenze acquisite per: mantenimento di un ambiente terapeutico adeguato – cura della persona – mantenimento delle capacità residue – recupero funzionale.

– conoscere ed applicare le diverse metodologie operative presenti nelle sedi di tirocinio.

– conoscere i principali aspetti psico-sociali dell’individuo e del gruppo al fine di sviluppare abilità comunicative adeguate alle diverse situazioni relazionali degli utenti e degli operatori nonché conoscere le caratteristiche, le finalità e le prestazioni di assistenza sociale allo scopo di concorrere, per quanto di competenza, al mantenimento dell’autonomia e dell’integrazione sociale dell’utente.

modulo facoltativo: tematica professionale specifica: (50 ore teoria, 50 esercitazioni, 100 tirocinio)

– approfondire le competenze acquisite con speciale riferimento ad una particolare tipologia di utenza o ad uno specifico ambiente assistenziale.

PRINCIPALI MATERIE DI INSEGNAMENTO

AREA SOCIO CULTURALE, ISTITUZIONALE E LEGISLATIVA

– Elementi di legislazione nazionale e regionale a contenuto socio-assistenziale e previdenziale

– Elementi di legislazione sanitaria e organizzazione dei servizi (normativa specifica O.S.S.)

– Elementi di etica e deontologia

– Elementi di diritto del lavoro e il rapporto di dipendenza

AREA PSICOLOGICA E SOCIALE

– Elementi di Psicologia e Sociologia

– Aspetti psico-relazionali ed interventi assistenziali in rapporto alle specificità dell’utenza

AREA IGIENICO-SANITARIA ED AREA TECNICO-OPERATIVA

– Elementi di igiene

– Disposizioni generali in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori

– Igiene dell’ambiente e comfort alberghiero

– Interventi assistenziali rivolti alla persona in rapporto a particolari situazioni di vita e tipologia di utenza

– Metodologia del lavoro sociale e sanitario

– Assistenza sociale

 

PARTE II

Il ruolo delle regioni nella formazione dell’OSS. La formazione dell’OSS in Regione Lombardia

Come anticipato, l’articolo 2 del Provvedimento della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 22 Febbraio 2001, stabilisce che: “La formazione dell’operatore socio sanitario è di competenza delle Regioni e Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del medesimo decreto”.

Per quanto riguarda Regione Lombardia, và subito detto che essa ha recepito quanto disposto dalla conferenza permanente del 22 Febbraio 2001 e provveduto a disciplinare il profilo professionale e il percorso didattico per diventare OSS, una prima volta con la Deliberazione di Giunta Regionale (D.G.R.) del 6 luglio 2001- n 7/5428.

Tra i requisiti di accesso ai corsi OSS in Lombardia, previsti da tale D.G.R. vi erano:

– il possesso del diploma di scuola dell’obbligo (licenza media inferiore);

– il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso.

Regione Lombardia ha poi nel tempo emanato successivi atti integrativi che hanno trovato, nella Deliberazione di Giunta Regionale del 18 luglio 2007 n 8/5101 – “Regolamentazione dei percorsi OSS”, la norma che sostituisce e abroga ogni precedente atto in materia.

Tale deliberazione è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (B.U.R.L.) del 26 Luglio 2007.

Oggi pertanto, il profilo professionale e il percorso didattico dell’OSS in Regione Lombardia sono regolati dalla DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 che ha abrogato e quindi completamente sostituito la precedente DGR del 6 luglio 2001 – n 7/5428.

La DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 ha stabilito di modificare i requisiti relativi alla frequenza degli allievi ai corsi OSS, che ora sono:

1. aver compiuto il 18° anno di età alla data di iscrizione al corso;

2. possesso, in alternativa di uno dei seguenti titoli:

a) diploma di scuola secondaria di secondo grado o qualifica di durata almeno triennale ai sensi dell”articolo 1 comma 3 del Decreto Legislativo 76/2005;

b) qualifica professionale rilasciata al termine di percorsi biennali di prima formazione ai sensi della legge regionale 95/80;

c) qualifica di Ausiliario Socio Assistenziale (ASA) o di Operatore Tecnico dell’Assistenza (OTA).

3. certificazione di idoneità alla mansione rilasciato dal medico competente ai sensi degli articoli 16 e 17 del Decreto Legislativo 626 del 1994 (oggi integrato e sostituito dal decreto legislativo 81 del 2008).

4. per gli stranieri:

a) oltre a quanto previsto ai punti 1), 2), 3) è richiesta la dichiarazione di valore con traduzione asseverata del titolo conseguito nel paese d’origine e rilasciata dall’ambasciata di appartenenza;

b) capacità di espressione orale e scritta della lingua italiana che consenta di partecipare attivamente al percorso formativo e capirne i contenuti.   Tale conoscenza deve essere valutata attraverso un test di ingresso da conservare agli atti presso l’ente di formazione.

a) oltre a quanto previsto ai punti 1), 2), 3) è richiesta la dichiarazione di valore con traduzione asseverata del titolo conseguito nel paese d’origine e rilasciata dall’ambasciata di appartenenza;

b) capacità di espressione orale e scritta della lingua italiana che consenta di partecipare attivamente al percorso formativo e capirne i contenuti.   Tale conoscenza deve essere valutata attraverso un test di ingresso da conservare agli atti presso l’ente di formazione.

Sintesi commentata del profilo professionale dell’OSS in Regione Lombardia

(Estratto dalla DGR Lombardia n 8/5101 del 18 luglio 2007

Regolamentazione dei percorsi OSS”)

La D.G.R. n 8/5101 del 18 luglio 2007 è divisa in due allegati, (A e B).

L’allegato A recita:
“L’Operatore Socio Sanitario è un operatore di interesse sanitario che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l’autonomia della persona. Tale attività è svolta sia nel settore sociale che in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, in ambito ospedaliero, residenziale e domiciliare”.

Commento e spiegazione

L’OSS può lavorare nei seguenti contesti:

– in ambito sanitario: ad esempio presso ospedali pubblici e privati;

– in ambito sociale e in servizi di tipo socio-assistenziale: ad esempio l’assistenza domiciliare del Comune dove presta servizio presso le organizzazioni esterne pattanti come cooperative, associazioni di volontariato, società, con le quali il Comune ha sottoscritto un patto di accreditamento;

– in ambito socio-sanitario: come la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) rivolta ad anziani non autosufficienti.

La RSA è socio-sanitaria perché eroga prestazioni sanitarie integrate con prestazioni socio-assistenziali, educative e di animazione.

Sono prestazioni sanitarie quelle garantite da medici, infermieri e fisioterapisti.

Sono socio-asssitenziali le prestazioni garantite dal personale di supporto (ASA/OSS).

Sono educative e di animazione le prestazioni garantite da educatori e animatori.

L’OSS inoltre svolge la propria attività in servizi di tipo:

  1. Residenziale, tra questi la RSA che ospita anziani non autosufficienti 24 ore su 24, per brevi e lunghi periodi.
  2. Semi-residenziale, tra questi il Centro Diurno Integrato (CDI) frequentato dal mattino alla sera da anziani non autosufficienti;
  3. presso il domicilio dell’assistito, nei servizi di assistenza domiciliare del Comune che garantisce il servizio attraverso organizzazioni esterne accreditate e dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) (ex Azienda ospedaliera) che assicura il servizio tramite organizzazioni esterne accreditate con l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) (Ex ASL).

L’OSS agisce in base alle competenze acquisite ed in applicazione dei piani di lavoro e dei protocolli operativi predisposti dal personale sanitario e sociale preposto, responsabile del processo assistenziale.

L’OSS è un operatore di supporto che opera in base a criteri di bassa discrezionalità (significa che ha un basso potere decisionale) e alta riproducibilità (significa che ripete costantemente nel tempo sempre gli stessi compiti che gli vengono affidati, in modo standardizzato e routinario).

Ancora, la DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 stabilisce che: “Negli ambiti delle attività e delle competenze individuate, l’operatore socio-sanitario:

– OPERA in quanto agisce in autonomia rispetto a precisi e circoscritti interventi;

 – COOPERA in quanto svolge solo parte delle attività alle quali concorre con altri professionisti (infermieri, terapisti della riabilitazione, dietologi, educatori, ecc.)

 – COLLABORA in quanto svolge attività su precise indicazioni dei professionisti (infermieri, terapisti della riabilitazione, dietologi, educatori professionali, ecc.).

COMPETENZE RICHIESTE ALL’OSS IN LOMBARDIA

Le competenze della figura professionale dell’OSS sono definite nell’allegato B contenuto nell’Accordo Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 22 febbraio 2001 e vengono distinte in competenze tecniche e relazionali. Tuttavia possono esserci differenze tra una regione e un’altra.

In Lombardia, in base alla DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007, “Regolamentazione dei percorsi OSS” l’OSS deve possedere al termine del percorso formativo le seguenti competenze tecniche:

  • – assistenza diretta alla persona: soddisfacimento dei bisogni primari; promozione e mantenimento del   benessere psicofisico; aiuto nelle funzioni di deambulazione, utilizzo corretto dei presidi, mantenimento delle residue capacità psicofisiche e aiuto nell’espletamento delle funzioni fisiologiche;
  • collaborazione (ricordo che il termine collaborazione indica il fatto che queste attività l’OSS le può svolgere su indicazione dell’infermiere) con il personale in semplici attività di supporto diagnostico e terapeutico, interventi di primo soccorso, verifica dei parametri vitali, somministrazione delle terapie e medicazioni semplici
  • – interventi di aiuto domestico ed alberghiero finalizzati all’igiene e al comfort dell’ambiente;
  • – informazioni sui servizi del territorio e cura del disbrigo di pratiche burocratiche anche accompagnando l’utente per l’accesso ai servizi.

Inoltre, sempre come richiamato nella DGR Lombardia n 8/5101 del 18 luglio 2007 su indicazione e con la supervisione del personale infermieristico, l’OSS:

Sa collaborare nelle attività terapeutiche anche attraverso l’utilizzo di apparecchiature medicali di semplice uso:

– alla somministrazione della terapia per via enterale (comprese supposte, microclisma che non implichino l’utilizzo di sonde);

– alla somministrazione di farmaci tramite aerosol;

– alla somministrazione di gocce oftalmiche ed auricolari;

– alla applicazione di pomate e di farmaci transdermici;

– al cambio di medicazioni semplici.

Inoltre, l’OSS:

Sa collaborare agli interventi di primo soccorso (in caso di malore improvviso con perdita di coscienza, persona traumatizzata, ecc.) ed attiva l’intervento del personale sanitario.

Sa collaborare per la sorveglianza della terapia infusiva riferendo eventuali segni di travaso o segnalando la necessità di sostituzione dei flaconi (collabora).

Sa utilizzare tecniche di osservazione di segni e sintomi di variazione delle condizioni fisiche dell’utente e l’insorgenza di situazioni di rischio.

Sa utilizzare tecniche per la cura della salma (collabora)

Sa utilizzare apparecchiature BLSD (collabora).

Si occupa della verifica dei parametri vitali e uso del reflettometro per la determinazione dei livelli di glicemia (opera).

Molti dei compiti prima elencati, in altre Regioni d’Italia potrebbero essere vietati perché ritenuti invasivi e pertanto di esclusiva pertinenza infermieristica.

Si consiglia pertanto, in base alla regione in cui si lavora di studiare e prendere visione della normativa regionale di riferimento per non incorrere nel reato di esercizio abusivo di una professione.

Per paradosso, può capitare che un OSS lavori con due contratti part-time in due diverse regioni o che un OSS che prima lavorava in una regione si sposti poi a lavorare in un’altra regione.

In sostanza, l’OSS, oltre alle attività e competenze descritte nell’accordo istitutivo del 22 Febbraio 2001, può svolgere altri compiti ulteriori autorizzati dalla normativa regionale che può variare da Regione a Regione.

Esame finale

e rilascio dell’attestato

Elemento determinante per il conseguimento dell’attestato è il positivo superamento dell’esame finale il cui fine è la verifica del conseguimento di tutte le competenze previste dal profilo formativo.

Il titolo rilasciato

Il titolo legale di OSS è valido in tutta Italia.

Alcune riflessioni

Alcune riflessioni di fondo ci devono spingere a cercare di capire se una regione possa, in merito a quanto scritto finora, aggiungere ulteriori competenze rispetto a quanto regolato da un’altra fonte del diritto, in questo caso superiore come lo è l’accordo preso in sede di Conferenza permanente tra Stato, Regioni e Province autonome del 22 Febbraio 2001, o se si è invece utilizzato il criterio di legislazione concorrente oppure quello di attribuire e demandare alla singola regione il compito di legiferare in merito (criterio di competenza).

L’ordinamento giuridico italiano è infatti rappresentato dall’insieme di norme vigenti.

Il termine ordinamento richiama a sua volta un’altra parola, che è: “ordine”.

Questo fa desumere che il sistema giuridico italiano sia organizzato in modo ordinato, in modo che nessuna norma possa contrastare con le altre.

Per questo motivo, le diverse fonti del diritto vengono sistemate all’interno dell’ordinamento giuridico, rispettando precisi criteri.

In caso di antinomie, vale a dire di contrasto tra due norme, tali criteri permetteranno di stabilire quale delle due debba prevalere.

Questi criteri sono:

  1. il criterio gerarchico o di gerarchia delle fonti del diritto;
  2. il criterio di competenza e di legislazione concorrente;
  3. il criterio cronologico (che in questo caso non ci interessa).

Il criterio di gerarchia

delle fonti del diritto

In Italia sono attualmente in vigore un elevato numero di leggi e questo è anche dovuto al fatto che esistono molteplici fonti del diritto, ossia organi che possono produrre norme (Parlamento in primis ma anche il Governo, ciascuna Regione e così via). Dato il vasto numero di norme e di organi che possono produrle si è reso necessario creare una scala gerarchica di classificazione delle leggi.

È chiamato criterio o principio della gerarchia delle fonti quell’ordine che stabilisce all’interno del diritto italiano, una sorta di grado di importanza e ordinamento tra leggi.

In base a tale principio, le fonti del diritto non hanno tutte lo stesso valore e forza. Esse sono disposte su una scala gerarchica che può essere rappresentata con una piramide: le norme che si trovano sui gradini superiori della scala hanno forza maggiore di quelle che si trovano sui gradini inferiori.

Il principio di gerarchia comporta che la norma di grado inferiore, non ha e non può mai disporre della forza e del potere necessario per poter abrogare (eliminare dall’ordinamento giuridico) o modificare la norma collocata nel gradino superiore o contenere norme in contrasto con essa. Al contrario, quest’ultima, vale a dire la norma di rango superiore può invece sempre abrogare o modificare la norma collocata nel gradino inferiore.

Il criterio di competenza

e di legislazione concorrente

L’articolo 117 della Costituzione distingue tre differenti forme di competenza legislativa:

a) le materie di competenza legislativa affidate allo Stato in via esclusiva. Lo Stato ha una competenza legislativa generale e questo significa che può disciplinare qualsiasi materia;

b) le materie di esclusiva competenza legislativa in capo alle Regioni, che hanno competenza legislativa speciale, in quanto possono disciplinare esclusivamente le specifiche materie che gli vengono affidate;

c) le materie di competenza legislativa concorrente, nelle quali sia lo Stato che le Regioni possono legiferare, come ad esempio in materia di sanità o di servizi sociali.

Resta quindi da capire il criterio utilizzato per regolare il profilo dell’OSS e per questo demando alle riflessioni e agli approfondimenti dei lettori e degli OSS in merito.

Conferenza Stato-Regioni

Al fine di fornire di fornire un piccolo contributo alle diverse interpretazioni, va specificato che, come si legge sul sito Stato-Regioni

http://www.statoregioni.it/it/presentazione/attivita/conferenza-stato-regioni/

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano è istituita, con D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 12 ottobre 1983, quale apposita sede collegiale utile a favorire la cooperazione tra l’attività dello Stato e quella delle Regioni e delle Province autonome e si riunisce, di norma, con cadenza quindicinale. La medesima rappresenta la sede privilegiata della negoziazione politica tra le Amministrazioni centrali e quelle regionali, la sede in cui il Governo acquisisce l’avviso delle Regioni in relazione agli indirizzi governativi di politica generale incidenti nelle materie di competenza regionale (ad esclusione degli indirizzi di politica estera, della difesa e sicurezza nazionale e della giustizia).

A questo punto tengo a ricordare e sottolineare che era obiettivo della legge Lorenzin (legge 3 del 2018, di cui ho parlato in un precedente post su questo blog),

https://www.simonepiga.it/loss-e-la-legge-lorenzin/

quello di applicare l’articolo 3 octies del Decreto legislativo n. 502 del 1992 che cita l’area socio sanitaria, ma di fatto, l’OSS, come previsto all’art. 1 comma 2 della legge n.43 del 2006 è un operatore di interesse sanitario (non un sanitario, vale a dire un laureato presso la Facoltà di medicina e chirurgia come un medico, un infermiere o altri professionisti e neppure afferente all’area delle professioni socio-sanitarie che non è stata ancora attuata a causa dell’assenza dei decreti attuativi della legge Lorenzin).

Questo esclude la possibilità per gli OSS di avere un unico profilo professionale su tutto il territorio Nazionale; infatti attualmente spetta alla singola Regione stabilire i requisiti di accesso ai corsi OSS e le relative competenze. Di fatto, pertanto le competenze degli OSS variano da Regione a Regione.

È questa una anomalia da sanare quanto prima.

Molto probabilmente infatti, quella dell’OSS è una delle poche professioni, se non l’unica, ad avere il profilo professionale che cambia da Regione a Regione.

Spetta pertanto agli OSS prendere le relative iniziative e lavorare con dedizione e costanza per convincere il legislatore e spingerlo ad approvare norme per superare le suddette differenze.

PROSSIMI ARTICOLI

Tornate a trovarmi sul blog: sarete i benvenuti. Nei prossimi giorni infatti pubblicherò altri articoli.

Normativa di riferimento:

Per favorire la migliore comprensione e per approfondimenti sull’argomento, si consiglia di prendere visione:

  1. Del Provvedimento della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 22 Febbraio 2001 che istituisce la figura dell’OSS;
  2. della Deliberazione di Giunta Regionale della Lombardia del 18 luglio 2007 n 8/5101 – “Regolamentazione dei percorsi OSS”, pubblicata sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (B.U.R.L.) del 26 Luglio 2007.

CONCLUSIONI

Scrivere un articolo su tematiche molto complesse, nonostante l’attenzione posta e l’impegno profuso nel prepararlo non è per niente facile e può sfuggire qualcosa, oppure si trascura qualche argomento che merita di essere maggiormente approfondito. 

Se vuoi fornirmi preziosi consigli o eventuali approfondimenti da fare sul presente articolo, o segnalarmi delle imprecisioni, puoi farlo scrivendomi al seguente indirizzo di posta elettronica:     simo.piga@gmail.com

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Grazie.

Dott. Simone Piga

WWW.SIMONEPIGA.IT